La sirena dei coralli: le scogliere di Golfe-Juan
Ogni mattina presto Irène Crampes indossa maschera, prende il boccaglio e si immerge nelle acque al largo di Golfe-Juan. Non ha una laurea in biologia — ha testardaggine, un compagno e l’abitudine di tornare anno dopo anno agli stessi “lettoni” subacquei. Compila mappe delle colonie di coralli costruttori di barriera, ne monitora lo stato e cerca un modo per aiutarli a sopravvivere in un Mediterraneo sempre più caldo. Tra la Côte d’Azur e i Caraibi Irène costruisce ponti fatti di maschere e pinne, unendo abitanti locali e scienziati per un unico obiettivo — preservare i giardini sommersi.
Dalla curiosità all’osservazione
Irène Crampes è un’autodidatta innamorata del mare e dei suoi abitanti. Tutto è cominciato da una domanda semplice: cosa sta succedendo ai paesaggi subacquei della sua costa, che cambiano davanti agli occhi. Dall’osservazione è passata al lavoro sistematico — e oggi si immerge regolarmente nelle acque di Golfe-Juan, una piccola baia tra Antibes e Juan-les-Pins, nota per le sue spiagge sabbiose e le acque limpide.
«Ho notato lo scorso anno delle zone con coralli costruttori di barriera in quest’area, — racconta France 3 Costa Azzurra. — A causa della temperatura dell’acqua volevo controllare in che condizioni fossero e se non avessero subito danni troppo gravi». Non è semplice curiosità: i coralli del Mediterraneo sono sotto attacco a causa del riscaldamento, dell’inquinamento e dell’acidificazione delle acque.
Maschera, boccaglio e prima mattina
Il metodo di Irène è semplice e alla portata di tutti: maschera, boccaglio e mattina presto, quando il mare è ancora calmo. In coppia con il suo compagno nuota sopra le colonie, documentandone lo stato e i segni di malattie o sbiancamento. Queste osservazioni diventano la base di rapporti poi utilizzati dalle associazioni locali e dai ricercatori.
- Mappatura dei «patates» corallini nell’area di Golfe-Juan
- Osservazione della dinamica di crescita e della sopravvivenza delle colonie
- Raccolta di informazioni sugli inquinanti e sugli impatti antropici
- Attività di sensibilizzazione attraverso i social network
Questi sforzi non passano inosservati. Alain Dental, responsabile di un’azienda di sport acquatici, si toglie il cappello davanti alla sua tenacia: «La ammiro e sono molto felice che ci siano persone che continuano a preoccuparsi della salute del fondale marino. La sua motivazione è una forza enorme, a volte bisogna anche contenerla».
Una pulizia che diventa scienza
Insieme all’associazione Fonds Bleus Irène partecipa a regolari azioni di pulizia del Mediterraneo dai rifiuti. Ma è andata oltre la semplice raccolta dei detriti. «Ho iniziato a usare le nostre uscite di pulizia per annotare allo stesso tempo tutti i “patates” corallini che incontravamo nella zona della nostra attività», spiega. Così ogni uscita ecologica si trasforma in un’osservazione scientifica, e la quantità di rifiuti raccolti diventa un indicatore della salute dell’ecosistema.
Raccogliere i rifiuti non basta — bisogna cercare modi per ripristinare le colonie. «Non ho una formazione di base da biologa, ma suppongo che esistano regole severe che stabiliscono cosa si può e non si può fare. Il nostro compito è trovare una soluzione a lungo termine che aiuti i coralli a riprodursi, svilupparsi e riabitare il fondale marino», dice. L’obiettivo è ambizioso: richiede lavoro coordinato tra scienziati, autorità e volontari.
Da Golfe-Juan alla Repubblica Dominicana
La portata del lavoro cresce ogni anno. Da diversi anni Irène ritorna nella Repubblica Dominicana, dove ha conosciuto l’ecologo Manuel Rodriguez Renondo, presidente della fondazione Fundación Ecológica Maguá. Insieme stanno restaurando le barriere coralline dei Caraibi, gravemente danneggiate dalla pressione turistica e dall’inquinamento.
«Volevo che quest’isola fosse un paradiso non solo per i turisti, ma soprattutto per gli abitanti locali, — spiega. — Cercavo di insegnare loro a conoscere meglio le proprie profondità marine, devastate da enormi quantità di rifiuti». Coinvolge la popolazione locale nella creazione di strutture subacquee: esse diventano barriere artificiali e casa per pesci e invertebrati.
Il suo contributo è riconosciuto anche a livello ufficiale. «L’aiuto e il sostegno di Irène sono stati inestimabili per la nostra fondazione. Grazie a lei i nostri lavori sono andati molto più veloci», afferma Manuel Rodriguez Renondo.
I coralli in prima linea del riscaldamento
La questione della conservazione dei coralli non è solo ecologica, ma anche sociale. Il Mediterraneo sta vivendo ondate di calore una dopo l’altra, e le colonie al largo della Côte d’Azur si trovano in prima linea dei cambiamenti climatici — insieme a le spiagge e le città il cui riscaldamento sta già cambiando il modo di vivere. Irène insiste: è importante non limitarsi a registrare i danni, ma cercare vie di recupero. Sogna una nursery di coralli a Golfe-Juan, dove allevare giovani colonie e trapiantarle nelle aree danneggiate.
La storia di Irène Crampes mostra che un’attiva posizione civica può cambiare le cose anche senza un’educazione formale. Condivide le sue conoscenze sui social, parla agli incontri e invita chiunque abbia a cuore la causa a unirsi alle osservazioni — come una volta la costa ha imparato a guardare diversamente il destino degli animali marini in cattività.
Cosa può fare ognuno di noi
- Unirsi ad associazioni ecologiche locali come Fonds Bleus
- Partecipare a pulizie subacquee, abbinandole all’osservazione delle colonie
- Segnalare i cambiamenti notati nell’ambiente marino a scienziati o volontari
- Sostenere le organizzazioni che si occupano del ripristino dei coralli con donazioni o tempo da volontario
Per gli abitanti della Costa Azzurra il mare non è solo un paesaggio, ma un ecosistema vivente che ha bisogno di aiuto. Irène Crampes e i suoi sostenitori dimostrano: ognuno può diventare la «sirena» del mondo sommerso.
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Foto: Engin Akyurt / Pexels