Claire Simon è tornata a Châteaudouble dal suo amico d'infanzia

Case color ocra di un borgo collinare della Provenza

Nel cuore della Provenza, tra le rocce della gola di Châteaudouble, la nota regista francese Claire Simon si è nuovamente rivolta alle sue radici, presentando due film legati alla sua giovinezza. La serata, organizzata in questo luogo pittoresco, è stata un omaggio al suo amico d’infanzia Simon Merabet, la cui vita ha ispirato i suoi primi lavori. Per Simon questa regione non è semplicemente una geografia, ma una fonte di storie ed emozioni che ha portato con sé per tutta la carriera.

Ritorno alle origini: serata commemorativa a Châteaudouble

Nella gola di Châteaudouble, dove le scogliere calcaree si ergono sul verde, Claire Simon ha radunato il pubblico per una proiezione all’aperto di due sue opere — «Il mio caro Simon» e «Geografia umana». Questi film, realizzati con decenni di distanza l’uno dall’altro, sono uniti dalla figura di Simon Merabet — amico dell’infanzia della regista, che divenne non solo il protagonista del suo primo cortometraggio, ma anche una sorta di guida nel suo progetto documentario più recente. Per Simon non si è trattato di una semplice proiezione, ma di un ritorno personale al luogo dove, più di quarant’anni fa, impugnò per la prima volta una macchina da presa.

Simon, cresciuta nel vicino Claviers, ricorda Châteaudouble come un villaggio «libertario e inventivo», dove trovò un cerchio di persone affini nello spirito — Philippe, Pierre e, naturalmente, Simon. Fu qui, all’inizio degli anni Ottanta, che iniziò a girare la sua famosa trilogia sul denaro, esplorando le storie quotidiane attraverso la lente delle relazioni finanziarie. Il cortometraggio «Il mio caro Simon» fu il primo segnale — un ritratto penetrante del suo amico, che a 22 anni cercava di comprendere il proprio rapporto con il lavoro e la ricchezza.

La trilogia sul denaro: dal personale all’universale

Claire Simon ricorda che l’idea della trilogia nacque da una semplice osservazione: «Tutti lavorano per vivere, e ognuno ha un rapporto con il denaro. Basta seguire il percorso del portafoglio per ottenere una storia». Queste parole diventarono il suo manifesto cinematografico. In «Il mio caro Simon» la macchina da presa segue un protagonista che, disoccupato e fotografo, tenta di trovare il proprio posto nella vita, riflettendo parallelamente sul senso dell’esistenza. La seconda parte, «No, non sono io, o i soldi di Patricia», racconta delle difficoltà economiche di un’amica della regista, mentre la terza, «Un giorno di vacanza», è dedicata al padre di Simon e al suo rapporto complicato con il denaro.

Questi cortometraggi furono il preludio a opere più ampie. Nel 1997 Simon realizzò il suo primo lungometraggio di finzione «E se no, allora sì» con Catherine Mendez e Lou Castel nei ruoli principali, in cui indagava la fragilità dei rapporti familiari. In seguito arrivarono progetti documentari come «A qualunque prezzo» sulla lotta degli operai per salvare una fabbrica e «Ricreazioni» sulla crudeltà dei giochi infantili. Ognuno di questi film rifletteva problemi sociali attraverso la lente di storie personali, diventando il marchio di fabbrica della regista, come segnala CNC.

Gare du Nord: lo specchio dei destini umani

Trent’anni dopo le prime esperienze a Châteaudouble, Claire Simon rincontrò Simon Merabet a Parigi. Questo incontro diede vita al suo nuovo progetto — il film «Gare du Nord», ambientato in una delle stazioni più trafficate d’Europa. Simon descrive questo luogo come una «caverna mitologica», dove ogni passeggero è immerso nei propri pensieri sul destino. Nel lungometraggio con Nicole Garcia e Reda Kateb esplora gli incontri casuali e la loro influenza sulla vita delle persone.

Parallelamente Simon ha girato il documentario «Geografia umana», in cui Simon Merabet funge da «inviato», entrando in dialogo con i viaggiatori. Grazie al suo carisma e all’esperienza di vita, la regista è riuscita a catturare conversazioni sorprendenti con sconosciuti. «Simon, figlio di immigrati, ha viaggiato molto, e grazie a lui siamo riusciti a registrare dialoghi straordinari», osserva Simon. Insieme hanno documentato la vita della stazione, dalle prime corriere mattutine agli espressi lussuosi, rivelando le storie della gente comune.

Uno sguardo femminile: corpo e libertà

Un posto particolare nell’opera di Claire Simon è riservato al corpo femminile e ai diritti riproduttivi. Nel 2008 presentò il film «L’ufficio di Dio», che combina documentario e fiction, in cui note attrici — Anne Alvaro, Nathalie Baye, Isabelle Carré, Nicole Garcia, Béatrice Dalle — ricreano conversazioni reali ascoltate nei centri di pianificazione familiare. Per la regista si trattò di un «cambiamento profondissimo della civiltà: le donne possono decidere cosa fare del proprio corpo». Questo film divenne un manifesto della libertà di scelta e suscitò una vasta risonanza pubblica.

Come altri artisti ispirati dalla luce meridionale della Francia — da Francis Scott Fitzgerald all’attore Jean Reno — Claire Simon vede in Provenza non una semplice scenografia, ma una coautrice a pieno titolo delle sue storie. Questo stesso legame con la terra si avverte anche in altre rassegne estive della regione, compresa la Festa del raccolto in Provenza.

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Foto: Jean-Paul Wettstein / Pexels