Gli archivi di Antibes: otto mesi di lavori per salvare i documenti

Fila di vecchi schedari metallici, foto in bianco e nero

Nella sala di lettura degli archivi municipali di Antibes quasi nulla è cambiato — e questo è il punto: otto mesi di lavori sono serviti a renderlo invisibile al lettore. Nell’estate 2026 qui hanno finito di sostituire il sistema di trattamento dell’aria, da cui dipende la conservazione dei fondi, e il dietro le quinte dei lavori è stato mostrato in una mostra fotografica, aperta fino al 10 settembre 2026.

🏛️ Che cosa è stato cambiato e perché

L’apparecchiatura responsabile del microclima aveva prestato servizio per circa vent’anni ed era diventata obsoleta. I lavori sono iniziati nell’ottobre 2025 e sono durati otto mesi — per tutto questo tempo gli archivi hanno continuato a funzionare.

Il senso del nuovo sistema lo spiega il direttore degli archivi municipali Jérôme Ruzer: permette di «mantenere una temperatura controllata ed evitare sbalzi con i depositi archivistici — altrimenti, durante lo spostamento dei documenti si può avere uno shock e lo sviluppo di muffa», riporta le sue parole Nice-Matin.

Non si tratta del comfort dei visitatori, ma della fisica della carta: un documento che viene trasferito da un ambiente a un altro con un clima diverso subisce uno shock termico — e poi tutto dipende dall’umidità.

🌡️ I tre nemici della carta: calore, umidità e polvere

Il primo parametro è la temperatura, ma da sola conta poco senza il secondo.

L’umidità negli archivi viene mantenuta nella fascia 45–55%. «Se è troppo umido, la carta si indebolisce e gli inchiostri si deteriorano; se l’aria è troppo secca, la carta diventa fragile e rischia di strappare», descrive Ruzer questa forbice. Proprio per questo la stabilità è più importante di un valore preciso sul termometro.

Il terzo nemico è la polvere, che si accumula dove l’aria ristagna. Perciò nel progetto si è lavorato separatamente sulla miscelazione dell’aria, e questo è stato necessario «nonostante gli scaffali mobili»: le file fitte di ripiani mobili ostacolano la circolazione. Il nuovo impianto è dotato di filtri che non lasciano entrare gli inquinanti esterni.

🏗️ Come sono andati i lavori

Hanno cominciato in ottobre con la fase di preparazione: una parte degli scaffali è stata temporaneamente rimossa, e gli ingegneri hanno cercato dove passasse l’antico sistema di raffreddamento — per l’edificio degli archivi era cruciale.

«La difficoltà era capire cosa esistesse già e dove passassero le vecchie condutture», racconta il direttore degli archivi. È stato necessario progettare il nuovo sopra una rete di cui esistevano solo informazioni parziali — la solita storia per edifici che sono stati manutenuti per decenni.

📸 La mostra: il cantiere che nessuno ha visto

Per mostrare al pubblico questo lavoro invisibile, gli archivi hanno raccolto una mostra di fotografie e oggetti che traccia le fasi dei lavori. Un capitolo a parte riguarda una decina di imprese e specialità, alcune delle quali molto specifiche: il clima nei depositi non lo fanno gli operai generici dell’edilizia.

L’esposizione è aperta fino al 10 settembre 2026. Dopo la chiusura i loro pannelli non andranno a magazzino: li useranno nelle Giornate del Patrimonio europeo e durante le visite didattiche, per spiegare come è strutturato l’edificio degli archivi.

🔎 Che cosa ci può fare il lettore

Gli archivi municipali di Antibes non sono un deposito chiuso. Nella sala di lettura si svolgono ricerche amministrative, genealogiche e storiche, presso gli archivi opera un servizio educativo per scuole e organizzazioni, e un settore separato è costituito dagli archivi orali, dove la testimonianza personale diventa una fonte al pari di un documento.

Il tema della conservazione del patrimonio sulla costa non si riduce alla carta: a Nizza restaurano quadri e lampade da terra dell’Opera, e Antibes è noto soprattutto per le ville del Cap d’Antibes, che hanno una loro storia documentata.

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Foto: Magda Ehlers / Pexels