Monaco porterà gli alloggi pubblici a 5.260 entro il 2040
Il ministro di Stato di Monaco, Christophe Mirmand, ha illustrato il secondo piano nazionale per la casa: entro il 2040 il Principato intende portare il patrimonio di alloggi pubblici dagli attuali 4.380 a 5.260. L’intervista è stata pubblicata il 28 luglio 2026.
La casa come «priorità assoluta»
Il colloquio arriva sullo sfondo delle critiche del Consiglio Nazionale: già in primavera gli eletti lamentavano la mancanza di chiarezza sulle consegne di nuovi alloggi dopo il 2036. Mirmand vi ha letto «una certa dose di posa» e ha assicurato che la politica abitativa «continuerà a essere una priorità assoluta dello Stato»: vivere nel proprio Paese, ha detto, è un diritto assoluto dei monegaschi. La seconda parte della sua intervista a Monaco-Matin è stata pubblicata da Nice-Matin il 28 luglio 2026.
633 alloggi consegnati, 435 in arrivo
Il primo piano nazionale, avviato nel 2019, ha prodotto 633 nuovi alloggi pubblici. Il secondo copre il periodo 2026–2032 e punta a circa 435 alloggi in più. Il cantiere più grande è Bel Air: la prima delle tre torri sarà consegnata all’inizio del 2028, la seconda alla fine dello stesso anno, la terza a seguire. Il progetto ne prevedeva inizialmente 197, poi si è deciso di sopraelevare gli edifici. Larvotto Supérieur porterà 35 alloggi entro il quarto trimestre del 2028; alla Luciole sono partiti gli scavi per una trentina di appartamenti; Hector Otto ne conterà da 70 a 90; è in preparazione anche l’operazione Les Lierres/Nathalie.
Che cosa dicono i conti
Secondo l’IMSEE nel Principato ci sono oggi 4.380 alloggi pubblici. Tenendo conto delle prospettive di crescita della popolazione, entro il 2040 ne serviranno circa 5.260, cioè circa 880 in più in quindici anni. Su base annua significa 30, 50 o 80 nuovi alloggi: la cifra oscilla perché avviare un cantiere richiede terreni e progetti pronti. Il governo considera l’obiettivo un minimo e non esclude di andare oltre, o più in fretta.
Oltre 1,6 miliardi di euro, terreni esclusi
Tra il 2019 e il 2026 lo Stato ha mobilitato più di 1,6 miliardi di euro di crediti d’investimento per il piano, senza contare il costo dei terreni: una quota molto consistente del bilancio. Il ministro respinge la formula «costi quel che costi»: i bisogni sono forti, ma il governo resta «attento alla spesa pubblica» e intende sostenere lo sforzo nel tempo.
Che cosa succederà dopo il 2032
Mirmand riconosce che l’obiettivo non è ancora raggiunto: oltre il 2032 servirà proseguire con un impegno significativo, forse con un terzo piano nazionale. L’impegno immediato del governo è iscrivere le risorse nel bilancio 2027, perché le operazioni già individuate siano finanziate quell’anno e in quelli successivi.
In precedenza abbiamo scritto della ristrutturazione del mercato della Condamine a Monaco e della proposta di vietare ai russi di investire nell’immobiliare del Principato.
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Foto: Jakub Zerdzicki / Pexels